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I segni della fede: itinerario tra santelle, cappelle e affreschi

Sparse sul nostro territorio, soprattutto sulle strade che dall’abitato vanno verso i prati e i boschi, le santelle e cappelle testimoniano ancora oggi la religiosità di chi viveva nelle nostre contrade. Questi luoghi di preghiera oltre ad essere preziosi esempi di arte popolare ci suggeriscono qualcosa della cultura e delle tradizioni delle generazioni che ci hanno preceduto. È chiaro che ai santi di queste cappelle si chiedesse protezione e aiuto nei momenti difficili, si cercasse conforto negli eventi dolorosi della vita ma, altresì, erano i percorsi dell’anima nella quotidianità, qui si offriva anche una preghiera perché il sacro si allargava anche nelle strade, non era confinato in chiesa.
Davanti alla Santella della Madonna del Rosario non si passava mai senza recitare un’Ave Maria e durante il mese di maggio era abbellita da mazzetti di fiori pratolini. La santella, restaurata nel 1995 dagli alpini, presenta una colorata Madonna del Rosario col Bambino.
La Cappella della SS. Trinità, leggermente rialzata rispetto alla strada, invita il viandante a una pausa per godere degli affreschi interni. Sulla parete di fondo si può ammirare una splendente Trinità, a lato la figura di S.Pietro, con le chiavi del Paradiso strette nella mano destra, è datata 1689 e di fronte l’affresco di S.Vincenzo del 1748. La cappella era meta di una rogazione per chiedere a Dio protezione per il futuro raccolto.
Anche sulle facciate delle case ancora oggi si possono vedere alcuni bei dipinti, un tempo molto numerosi, di Madonne con Bambino, Crocefissioni e Santi vari, alcuni restaurati e altri che implorano un po’ di attenzione.
La Cappella di Sant’Antonio di Padova, oggi è attorniata da case ma fino agli anni ’50 quando il paese era composto da tre distinte contrade, era posta in luogo isolato e centrale rispetto alle contrade. La tela a olio di Sant’Antonio, del 1670, è stata realizzata su misura per essere posizionata dietro l’altare e questo fa pensare che la costruzione sia sorta attorno al XIV – XV secolo. L’interno della cappella è affrescata con una tecnica antica del “vero affresco” e le figure che la completano sono S. Lucia e il Beato Alberto di Villa d’Ogna, la volta è affrescata con motivi celestiali. La cappella è stata restaurata nel 1998. Ai santi e alla Madonna si chiedeva di intervenire per frenare o stornare le forze avverse della natura, favorire i raccolti, tenere alla larga epidemie, guarire dalle malattie e intercedere per gli uomini presso Dio. A Sant’Antonio da Padova gli si riconosceva la capacità di risolvere situazioni d’emergenza straordinaria essendo egli dottore della Chiesa e, quindi, per le persone semplici d’un tempo, estremamente titolato.
Sant’ Antonio Pregù, sulla strada che porta verso la val di Varro e di Tede, è la cappella dedicata a Sant’Antonio abate, quello a cui ricorrere a protezione degli animali e nelle nostre comunità ad economia esclusivamente contadina di queste necessità se ne dovevano presentare in abbondanza. La fede in questo Santo era vasta e oltrepassava i confini comunali richiamando per la sua festa, il 17 gennaio, gruppi di fedeli anche dai comuni limitrofi. Spesso raggiungere la cappella a gennaio, con la neve abbondante, era piuttosto faticoso ma era impensabile non recarsi alla cappella. Bisognava portare afar benedire il sale, il lardo, ecc. per poterli poi usare come rimedio efficace per la guarigione, in caso di malattia, degli animali allevati per il sostentamento delle famiglie.
Questi segni sparsi sul territorio non documentano un miracolo, ma ci danno una traccia di quel che era il modello culturale del nostro paese nella quotidianità.

ultima modifica: progetti_turismopresolana  22/11/2013
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